Osservo da tempo i commenti sulla questione della qualità di un obiettivo vintage e trovo come questi abbiano sempre più una deriva soggettiva legata agli effetti che l’ottica è in grado di produrre se utilizzata su corpi digitali.
Trascorsi ormai più di vent’anni dall’avvento dei primi sistemi digitali reflex ad ottiche intercambiabili con formato DX e ormai più di una quindicina dalle prime mirrorless con obiettivi più specificatamente progettati per il digitale, appartiene ormai alla categoria delle ottiche vintage quell’infinita serie di lenti prodotte per corpi analogici tra le quali, un po’ per moda, un po’ per notorietà del momento, salgono periodicamente alla ribalta focali non sempre di un certo interesse qualitativo e storico.
Per quel poco che pratico il digitale, mi sono negli anni reso conto che il progressivo sofisticarsi dei software di elaborazione delle immagini contenuto nelle fotocamere, già nelle impostazioni base, appiattisca molto prerogative e difetti tipici di alcuni obiettivi la cui resa caratteristica rappresenta tuttora un segno distintivo.
Morbidezza, vignettatura, distorsione accentuata, perdita di definizione in alcune aree del fotogramma, restituzione di colori dai toni più o meno caldi a seconda della perdita di qualità del trattamento antiriflesso sono alcune delle difettosità tecniche trasformatesi nel tempo in prerogative espressive.
Tanto da essere riprodotte in post-produzione partendo da originali neutri trasformati con patina vintage in scatti di maggiore interesse e suggestione.
Trovo che in questo approccio non vi sia poi nulla di così sbagliato: si tratta di una scelta tecnica che ha peraltro incentivato alcuni produttori di ottiche a presentare remake di focali datate convinti vi siano spazi di mercato interessanti.
A coloro che invece vogliono andare un po’ più alla radice della questione, un minimo di conoscenza sulle caratteristiche degli obiettivi e sul loro valore storico nel panorama della produzione ottica può rappresentare un diverso approccio, favorito poi, a mio modo di vedere, dall’utilizzo di queste ottiche su corpi analogici per i quali, utile ricordarlo, furono a suo tempo progettati.

Pescara, Ponte del Mare – Contax RTS II, Carl Zeiss Distagon 18 mm f4 – Kentmere 400 sviluppata in Bellini Hydrofen
Questa scelta non è né migliore né peggiore dell’impiego di queste ottiche su corpi digitali nei quali rilevo tuttavia spesso, come accennavo sopra, un allineamento di risultato tra differenti obiettivi, che mi fa pensare al fatto che poi alla fine, lasciando fare alla fotocamera, le differenze occorre inventarsele.
Tutto ciò salvo non scattare in RAW o formati analoghi passando poi alla postproduzione ed in questo caso, devo francamente dire, la materia non mi appassiona affatto.
Occorre peraltro dire che anche l’analogico ha margini di intervento correttivo che possono variare la resa come differenti tipi di pellicole utilizzate, modalità di sviluppo e di stampa ed il fatto che io trovi queste tecniche più divertenti rispetto al ravanare sui pixel non è certamente indicativo.
Ciò premesso, vi propongo il test di un’interessante ottica grandangolare realizzata da Zeiss per il corredo Contax reflex sulla base dell’analoga focale per Contarex.

estratto dalla brochure del Carl Zeiss Distagon 18 mm f4
Nel novero dei produttori tedeschi di ottiche per fotografia, Zeiss non ha bisogno di grandi presentazioni. Di certo l’azienda nelle due anime, occidentale e orientale, quest’ultima creatasi dopo il secondo conflitto mondiale, ha complessivamente fornito i maggiori contributi in termini di schemi ottici classici ai quali si sono ispirati poi numerose altre aziende del settore.
Zeiss inoltre non è solo sinonimo di ottica fotografica ma da sempre anche di numerose eccellenze in campo scientifico, astronomico giusto per citarne alcuni tra i più noti.
Nella seconda metà degli anni ’50 il marchio di proprietà della fondazione Zeiss dedicato alla produzione di apparecchi fotografici mise in cantiere un nuovo apparecchio reflex 35 mm con otturatore a tendina sul piano focale ed esposimetro al selenio accoppiato a tempi e diaframmi con cellula esterna posizionata frontalmente sul pentaprisma.
Della Contarex I, ribattezzata negli Stati Uniti Cyclope per la caratteristica forma sopra richiamata, è stato scritto molto sulle pagine di SENSEI nonché tutto lo scrivibile è contenuto nel libro di Pierpaolo Ghisetti e Marchio Cavina dedicato alla fotocamera, alle ottiche e agli accessori nelle varie versioni.
Il tentativo di Zeiss Ikon, in alcuni tratti eccessivo rispetto alla realtà del mercato dell’epoca, di creare un sistema di assoluta eccellenza, proseguì nel corso di tutti gli anni ’60 e finì per divenire la pietra tombale nel 1972 non solo del sistema Contarex ma di tutta la produzione a marchio Zeiss Ikon Voigtländer.

Contarex ID con Carl Zeiss Biogon 21 mm non retrofocus
Se da un lato quindi queste fotocamere vengono ricordate come il vero canto del cigno dell’industria fotografica tedesca, rimarcando spesso quanto esse si fossero meno evolute delle analoghe produzioni giapponesi, fossero fuori mercato per via del costo eccessivo ed avessero una praticità di utilizzo molto limitata rispetto alle concorrenti, è innegabile che il parco ottiche sviluppato per il sistema Contarex annoverasse focali che divennero un punto di riferimento per le successive produzioni, non solo Zeiss.
Nella prima metà degli anni ’70, pur a fronte di una vera e propria damnatio memoriae condotta dalla stessa Zeiss sul sistema Contarex, gli accordi commerciali e produttivi sviluppati con Yashica dopo la chiusura di Zeiss Ikon portarono alla creazione attorno al nuovo sistema Contax RTS di una serie di obiettivi derivanti dalla riprogettazione di alcune focali Contarex.
Tra queste vi è il Distagon 18 mm 4.
Non ho mai avuto occasione di testare la focale originale per Contarex che mi ha sempre colpito, oltre per l’eccessivo costo, anche per l’utilizzo in abbinata del vetrino di messa a fuoco in finitura rosa.
Per quanto abbia da sempre una certa passione per le Contarex, uno degli inspiegabili punti deboli di queste fotocamere è proprio il sistema di visione, soprattutto nelle versioni con gli schermi di messa a fuoco intercambiabili presenti dalla Contarex ID e sui successivi modelli Super.

Contarex Super II tipo con la scatoletta grigia contenente i vetrini di messa a fuoco intercambiabili per la fotocamera
Se nella versione standard la lente di Fresnel garantisce una maggiore luminosità al mirino, nelle altre tipologie di vetrino, la smerigliatura, molto più comoda per la messa a fuoco, determina una tale caduta di luce da rendere quasi impossibile l’utilizzo di focali con apertura massima superiore al 2.8.
Il mio giudizio, come sempre soggettivo, muta radicalmente per gli apparecchi Contax che del sistema di visione fecero una caratteristica distintiva adeguandolo a quello di straordinaria qualità di Nikon, Minolta e Canon.
Utilizzare quindi un grandangolare spinto come il 18 mm Distagon, nella prova lo uso su una RTS II, non solo regala un’esperienza interessante per le caratteristiche intrinseche di questa lente, assenza di distorsione e vignettatura, resa uniforme sull’intero fotogramma, ma permette anche un agevole utilizzo per le ottime prerogative del mirino di questa macchina che consente di mantenere un’adeguata luminosità anche in caso si montino filtri di contrasto.

il corredo utilizzato nella prova: Contax RTS II e Carl Zeiss Distagon 18 mm f4
Se siete come me abituati ad apprezzare le caratteristiche del grandangolari non retrofocus come il Biogon 21 per Contarex e Contax G e il 38 mm per Hasselblad SWC, giusto per restare in casa Zeiss, resterete colpiti dal Distagon 18 mm che rispetto alle ottiche prima citate ha uno schema ottico ben più complesso in ragione del suo utilizzo su corpi reflex 35 mm senza la necessità di alzare lo specchio.
L’ottica grandangolare preferibile, dal mio punto di vista, deve poter essere impiegata senza eccessive distorsioni sia in prossimità del soggetto sia a distanza. dote questa ben interpretata dal 38 mm Biogon per Hasselblad SWC che, da questo punto di vista, poco ha a che vedere con il 40 mm Distagon per Hasselblad 500.

Milano, Stazione Centrale – Contax RTS II, Carl Zeiss Distagon 18 mm f4 – Kentmere 400 sviluppata in Bellini Hydrofen
Con il 18 mm per Contax è interessante come questa caratteristica si coniughi bene in un grandangolare spinto per il formato 35 mm senza rinunciare alla visione reflex.

Pescara – Contax RTS II, Carl Zeiss Distagon 18 mm f4 – Kentmere 400 sviluppata in Bellini Hydrofen
Per quanto sia un buon estimatore anche del Super Angulon 21 mm 4 per Leica R, la distorsione e la vignettatura che presenta quest’ottica in alcune situazioni di ripresa la fa passare in secondo piano rispetto al Distagon.
Occorre peraltro osservare che la distorsione è una caratteristica delle ottiche grandangolari accentuata nelle focali più corte. Quando parlo di assenza di distorsione alludo a quelle situazioni di ripresa dove la fotocamera è in asse, ovvero non inclinata verso l’alto o verso il basso, o dove la ripresa di soggetti con linee orizzontali o verticali risulta priva delle classiche curvature a botte tipiche di alcuni grandangolari.

Pescara, Hotel Esplanade – Contax RTS II, Carl Zeiss Distagon 18 mm f4 – Kentmere 400 sviluppata in Bellini Hydrofen – per quanto questo scatto sia stato effettuato con la fotocamera molto inclinata verso l’alto, l’ottica si comporta in maniera adeguata mostrando ad esempio una limitatissima distorsione nelle linee della tettoia in primo piano
La correzione delle linee cadenti invece è decisamente più complessa, soprattutto nella fotografia d’architettura, e rende necessario l’utilizzo di ottiche decentrabili.
L’apertura massima a f4 di questa lente, ne limita l’utilizzo in interni se non facendo ricorso a pellicole di sensibilità più elevata in abbinata o meno, a seconda delle condizioni di ripresa, ad un treppiede che favorisce certamente anche la corretta tenuta in bolla dell’apparecchio.

Milano Stazione Centrale – Contax RTS II, Carl Zeiss Distagon 18 mm f4 – Kentmere 400 sviluppata in Bellini Hydrofen
In esterni il problema della sensibilità del film è meno impellente e dipende dalla necessità o meno di avere una grana più fine o di utilizzare, nel bianconero, i filtri di contrasto colorati che assorbono una parte di luminosità rendendo necessario un prolungamento dell’esposizione.

utilizzo spesso filtri in gelatina che tuttavia sul 18 mm richiederebbero un particolare ed ingombrante portafiltri che di norma si usa sulle ottiche grande formato, quello mostrato in foto è l’accessorio originale Contax per diametro 55 mm; per evitare vignettature utilizzo un filtro di diametro maggiore facendo attenzione a non creare ombre indesiderate con le dita che utilizzo per trattenere il filtro sull’obiettivo
La prova è stata effettuata con una Kentmere 400, esposta alla sensibilità nominale, sviluppata con Bellini Hydrofen che trovo interessante come rivelatore anche nel caso si voglia tirare la pellicola di 2 o 3 stop ottenendo comunque un risultato accettabile in termini di grana.
Questa accoppiata è decisamente più pratica rispetto alla gestione della sottoesposizione con Ilford HP5 che richiede rivelatori dedicati come l’Ilford LC29 e tempi di sviluppo decisamente maggiori.
Se inoltre usate filtri di contrasto, personalmente uso spesso quello arancione, la sensibilità di un film 400 ASA scende a 100 per via della compensazione del filtro consentendovi comunque di mantenere, in luce diurna, diaframmi tra 8 e 11 senza scendere troppo nella scala dei tempi.

Pescara, Ponte del Mare – Contax RTS II, Carl Zeiss Distagon 18 mm f4 – Kentmere 400 sviluppata in Bellini Hydrofen
Occorre infatti considerare che se fotografate a mano libera il fenomeno del micromosso può rovinare nei dettagli anche la grana più fine. Al pari della profondità di campo questo è presente sui grandangoli al pari dei teleobiettivi. È nei primi semplicemente meno evidente per via del diverso rapporto di riproduzione.
Veniamo ora alla reperibilità e ai costi di questa focale.
Al pari di altre ottiche del sistema Contax quali ad esempio il Planar 85 mm 1,4, il Distagon 28 mm 2, o il Macro Planar 60 mm, il Distagon 18 mm non è in assoluto un’ottica rara da trovare ma storicamente era proposta a costi sensibilmente superiori ad analoghi obiettivi di altre marche. Questa differenza si è negli anni mitigata dal minore interesse del mercato dell’usato per questo sistema che ha comportato una riduzione dei prezzi che rende in molti casi più approcciabile l’acquisto di queste lenti.
La forma sporgente e sferica dell’elemento frontale fa si che si possano incontrare esemplari reduci da duro lavoro e poche attenzioni con segni sulla lente anteriore. In questi casi, salvo che il danno non sia rilevante, non vi è alcuna incidenza sul risultato soprattutto se si utilizzano diaframmi intermedi senza ma arrivare alla massima chiusura.
Per gli amanti della perfezione e dell’estetica di questi oggetti, aspetto che spesso va ben oltre la loro utilizzabilità, non rimane che cercare un esemplare intonso con la necessità, di norma, di impegnare un maggior esborso di denaro.
Max Terzi

Pescara, Ponte del Mare – Contax RTS II, Carl Zeiss Distagon 18 mm f4 – Kentmere 400 sviluppata in Bellini Hydrofen – anche nel controluce quest’ottica da buona prova di sé riducendo molto i riflessi

Trezzo sull’Adda Centrale Idroelettrica Taccani – Contax RTS II, Carl Zeiss Distagon 18 mm f4 – Kentmere 400 sviluppata in Bellini Hydrofen

estratto dalla brochure con le caratteristiche tecniche del Carl Zeiss Distagon 18 mm f4

corredo RTS II durante la prova
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