Carl Zeiss Tessar 45 mm 2.8 per Contaflex su Leica 39×1

Siamo ormai giunti al termine del periodo di festeggiamenti per il Natale, il nuovo anno e, oggi, dell’Epifania che come recita il noto adagio, tutte le feste si porta via.

Questo intervallo di pranzi e cenoni porta con sé, per coloro attenti ad evitare gli sprechi, l’utilizzo degli avanzi per altrettanti pranzi o cene inframmezzati alle ricorrenze principali.

In questo spirito, dopo aver smontato una Contaflex II, purtroppo non più funzionante, ed utilizzato le immagini nel recente articolo sulle reflex ad otturatore centrale di Stoccarda, mi è venuto lo scrupolo di non abbandonare in un cassetto il Tessar 45 mm 2.8 del quale disponeva la fotocamera.

gruppo ottica/otturatore della Contaflex II utilizzato per questo esperimento

Nella descrizione dei primi modelli Contaflex, presentati a partire dal 1953, ho evidenziato come il complesso ottica otturatore fosse, in embrione, il modello seguito da Hasselblad nel 1957 con la 500C e come solamente il differente ed inferiore target di prezzo richiesto per fotocamera e ottiche avesse spinto la Deckel a realizzare, a vantaggio di Kodak e Voigtländer, un modello che trasferisse sul corpo macchina l’otturatore centrale ed il comando dei diaframmi lasciando dunque sull’ottica la sola regolazione della messa a fuoco.

Nella Contaflex I e II quindi il gruppo ottica/otturatore è riutilizzabile con qualche accorgimento e può essere montato su un corpo macchina che abbia un tiraggio compatibile con quello del Tessar 45 mm 2.8.

La questione introduce subito un tema, quello del tiraggio, di maggiore attualità oggi con il proliferare dei corpi digitali mirrorless che hanno ampliato di molto, in ragione delle loro caratteristiche, l’utilizzo di una svariata serie di obiettivi.

Il tiraggio è un attributo tipico delle fotocamere ad ottiche intercambiabili ed è pari alla distanza, espressa in millimetri, tra la superficie della pellicola o del sensore ed il margine esterno dell’attacco delle ottiche.

Ciascun attacco ha quindi un tiraggio proprio.

Questa misura varia a seconda del tipo di apparecchio ed è maggiore sulle fotocamere reflex e minore su quelle a telemetro per arrivare poi ai valori ancora più ridotti su quelle mirrorless.

raffronto teorico ed esemplificativo del tiraggio tra diverse tipologie di apparecchi fotografici

Il motivo è pratico ovvero, nelle reflex, l’alloggiamento dello specchio richiede un maggiore spazio tra il piano pellicola e l’innesto degli obiettivi rispetto alle altre due tipologie di apparecchi.

Ai fini dell’esperimento che vedremo di seguito, non ci occorrono ulteriori approfondimenti se non precisare che il tiraggio non ha nulla a che vedere con i parametri di progettazione di un obiettivo pur costituendone un vincolo.

Torniamo al nostro Tessar smontato da una Contaflex che, com’è noto, non è una fotocamera ad ottiche intercambiabili e quindi non dispone di alcun valore ufficiale riferito al tiraggio.

Per poter montare questo obiettivo su una fotocamera diversa occorre innanzitutto scegliere con quale tipologia di innesto costruire l’anello adattatore.

Una volta scelto il tipo di innesto non resterà che calcolare la distanza complessiva tra il margine del tipo di innesto scelto ed il piano pellicola o il sensore della fotocamera sulla quale utilizzeremo l’ottica, in modo tale che questa focheggi correttamente all’infinito quando la ghiera di messa a fuoco è impostata su questo valore.

Vediamo in sintesi, attraverso gli esempi grafici sotto riportati, quali conseguenze comporta montare obiettivi con tiraggio per fotocamere reflex su una a telemetro o mirrorless e viceversa.

esempio di casa accadrebbe se montassimo un ottica per reflex su un apparecchio mirrorless, nel presupposto teorico che abbiano lo stesso innesto, senza alcun tipo di distanziatore; per la differenza di tiraggio tra i due apparecchi la messa a fuoco all’infinito avverrebbe su un piano posteriore a quello del sensore

per consentire la corretta messa a fuoco all’infinito occorre quindi interporre un anello di prolunga che di norma funge anche da adattatore rispetto ai due differenti innesti

se di contro montassimo un obiettivo per mirrorless su una reflex, nel presupposto teorico che abbiano lo stesso innesto, per la differenza di tiraggio tra i due apparecchi la messa a fuoco all’infinito avverrebbe su un piano anteriore a quello del sensore o della pellicola. In questo caso il problema non è risolvibile se non attraverso adattatori con lenti correttive che tuttavia peggiorano sensibilmente le caratteristiche dell’ottica originaria e di norma non consentono l’uso a tutta apertura degli obiettivi più luminosi (vedasi il caso dell’adattatore per montare ottiche Canon FD su corpi Canon EF)

Dagli esempi visti sopra ricaviamo una regola che ci tornerà utile a breve: è possibile montare ottiche tramite anelli adattatori su corpi di innesto differente purché il tiraggio dell’innesto del corpo macchina sia inferiore a quello dell’ottica che vogliamo utilizzare. L’anello adattatore dovrà quindi essere in grado di colmare la distanza tra i due tiraggi ma non di superarla.

Per scegliere il tipo di innesto e calcolare la distanza corretta tra obiettivo e fotocamera occorre dare uno sguardo ai principali tiraggi delle ottiche che per comodità ho ordinato in modo crescente.

tipo di innesto tiraggio in millimetri
Sony E                    18,00
Leica M                    27,80
Leica vite 39 mm                    28,80
Canon FL/FD                    42,00
Minolta MD                    43,50
Canon EF                    44,00
Rollei QBM                    44,60
Exakta/Topcon                    44,70
M42x1                    45,46
Pentax K                    45,46
Contax/Yashica                    45,50
Olympus OM                    46,00
Nikon F                    46,50
Leica R                    47,00

Com’è possibile notare vi è un salto tra il tiraggio del passo a vite 39×1 e i successivi riferiti agli apparecchi reflex.

Per poter scegliere il tipo di innesto utile per il nostro esperimento dobbiamo quindi misurare sulla Contaflex la distanza tra l’attacco fisso del gruppo ottica/otturatore ed il piano pellicola.

la misura che dobbiamo prendere è indicativa e ci serve per capire su quale tipo di innesto orientarci e NON costituisce il tiraggio dell’ottica

Compiuta la misurazione otteniamo un valore di 39,94 mm che fa escludere tutti i tipi di innesto per macchine reflex che hanno tiraggi superiori e non consentirebbero quindi la messa a fuoco all’infinito.

Per praticità ho scelto il passo Leica a Vite 39×1 che ha un tiraggio di 28,8 mm. Di tappi corpo M ne ho solo di originali ed ho avuto un sussulto al pensiero di sacrificarne uno.

Tuttavia un tappo M che ha il coperchio in plastica e la baionetta in metallo avrebbe aiutato a mantenere nel tempo una maggiore precisione all’innesto.

Ho preso quindi un tappo corpo 39×1 non originale, ho realizzato un foro al centro pari al diametro della filettatura posteriore del Tessar che ho assicurato poi al tappo con il suo anello di serraggio.

Ecco ottenuto un Tessar per Contaflex con innesto a vite 39×1.

vista posteriore del Tessar con montato il tappo a vite forato

Sappiamo però che questa ottica ha un tiraggio di certo superiore a 28,8 mm delle ottiche a vite.

Occorre ora calcolare lo spessore dell’anello di prolunga da applicare tra l’ottica Tessar ed il corpo macchina.

Per questa operazione ho seguito le indicazioni di seguito descritte.

ho utilizzato un aggeggio, di fattura artigianale che ho recuperato tempo fa, ricavato da un soffietto Topcon. Questo strumento consente l’alloggio di un comparatore, necessario per misurare in modo preciso gli allungamenti riferiti alle variazioni di tiraggio; l’apparato è dotato di vetro smerigliato, utilizzabile con e senza oculare ingrandente, corrispondente al piano pellicola, e di un innesto per ottiche 39×1; ho quindi montato uno Jupiter 3 e ho focheggiato all’infinito tramite la manopola per l’allungamento della distanza tra le due piastre

Questo accessorio ha un buon livello di precisione anche in relazione alla splendida fattura del soffietto Topcon dal quale deriva. Era stato con buona probabilità realizzato per poter verificare la taratura di messa a fuoco all’infinito delle ottiche 39×1, cosa non possibile sui corpi Leica a vite che non hanno dorso incernierato.

Si è rivelato tuttavia molto utile anche rispetto al buon fine di questo esperimento.

non per sfiducia rispetto alle ottiche sovietiche ma per semplice prudenza, ho misurato poi con il calibro la distanza tra piano di messa a fuoco e innesto delle ottiche.

Il calibro segna 28,80 mm pari al tiraggio del passo 39×1. A questo punto ho messo a zero il comparatore

ho quindi montato il Tessar, focheggiato all’infinito sul vetro smerigliato ricavando così dal display del comparatore la distanza di prolungamento del tiraggio

vista di tre quarti del dispositivo con montato il Tessar della Contaflex

L’innesto che abbiamo realizzato ha quindi un tiraggio di 37,18 mm composto dal tiraggio di 28,80 mm e dal prolungamento di 8,38 mm necessario perché l’ottica focheggi correttamente all’infinito.

Per l’anello da 8,38 mm ho utilizzato una delle piastre di prolunga dello stativo per riproduzioni Leica BOOWU che ha, per un gioco di fortuna, uno spessore di 8,3 mm.

estratto del catalogo Leitz con la descrizione del BOOWU; quando sento che questi accessori sono ormai inutili stento sempre a crederci veramente

La tolleranza di meno di un decimo di millimetro non è percepibile considerando che questo accrocchio si basa su un tappo di plastica 39×1 soggetto ad usura e deformazioni che possono cagionare maggiori imprecisioni rispetto alla differenza di spessore sopra richiamata.

Tenendo quindi l’otturatore aperto tramite l’apposito comando, lo stesso che ne determina l’apertura quando si inquadra con il mirino reflex della Contaflex, e selezionando il diaframma, l’ottica è pronta all’uso su un corpo Leica a vite come la If mostrata in foto.

Tessar montato su una Leica If; la presenza del telemetro esterno è utile per una messa a fuoco precisa giacché l’obiettivo non trasmetterebbe al telemetro, ad esempio di una IIIf, i valori di messa a fuoco. Notare l’anello di prolunga per lo stativo BOOWU

Ho quindi, in prima battuta, eseguito qualche test in digitale montando l’ottica con l’anello adattatore Leica SM/Sony su un corpo Alpha 7 mkII.

da sinistra: ottica Tessar con anello 39×1, adattatore Sony Nex/39×1, anello di prolunga per lo stativo BOOWU

Ed ecco i risultati.

Sony Alpha 7 mkII – Tessar 45 mm 2,8 – 400 ASA 1/320 di secondo f 8 senza stabilizzatore

Sony Alpha 7 mkII – Tessar 45 mm 2,8 – 400 ASA 1/400 di secondo f 8 senza stabilizzatore

Sony Alpha 7 mkII – Tessar 45 mm 2,8 – 400 ASA 1/250 di secondo f 8 senza stabilizzatore

Sony Alpha 7 mkII – Tessar 45 mm 2,8 – 400 ASA 1/160 di secondo f 8 senza stabilizzatore

Volendo è possibile mettere in funzione l’otturatore centrale portandolo in posizione chiusa, caricando e scattando con i comandi presenti nella parte esterna del barilotto. La macchina andrà messa in posa B o T in modo che l’otturatore aperto.

I tempi andranno selezionati a orecchio contando i click da 1/500 a scalare ruotando l’apposta ghiera, oppure adottando la più raffinata soluzione di apporre la scala dei tempi sul barilotto dell’otturatore centrale.

Avremo così una fantastica Leica Compur!

È inoltre possibile collegare un flash elettronico per utilizzare il quale dovrà essere saldata una presa flash presente sul corpo macchina della Contaflex ma non sull’otturatore.

A tanto però non sono ancora arrivato.

Max Terzi
maxterzi64@gmail.com

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One Comment

  1. Ugo MARINELLI Reply

    Bell’articolo! Ho giusto una Contaflex BC bloccata da cannibalizzare….
    🙂

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