Nel corso degli anni ’60 le reflex ad otturatore centrale Contaflex, prodotte da Zeiss Ikon, mantennero un buon successo commerciale tanto da restare a catalogo con il modello S sino all’abbandono del settore della produzione di fotocamere da parte della Fondazione, avvenuto nel 1972.

Contaflex Super BC prodotta dal 1965 al 1971 con il corredo di aggiuntivi ottici
Compatte, dotate di ottiche di qualità eccellente, automatismo di esposizione a priorità di tempi, nei modelli più recenti, e di otturatore centrale, sincronizzabile con il flash su tutta la gamma di velocità fino a 1/500 di secondo, a queste prerogative si aggiungeva la possibilità, introdotta nel 1956 con il modello III, di sostituire le parte anteriore dell’obiettivo con gruppi ottici di focale diversa così da ampliare la gamma delle possibilità di ripresa senza disporre di un vero e proprio sistema di lenti intercambiabili, come invece era stato per le Voigtlander Bessamatic del 1957 o per le Kodak Retina Reflex S type 034 del 1959
Utile ricordare che un sistema a obiettivo scomponibile era stato introdotto sulle Retina folding dal 1954 con le type 018 – 020 e 021 e nel 1956 con la Retina Reflex type 025.
I modelli ad otturatore centrale con ottica interamente intercambiabile, benché ispiratori di molte analoghe realizzazioni giapponesi da parte di Topcon e Kowa, esaurirono la loro efficacia commerciale negli anni ’60 anche in ragione del costo di produzione più elevato e della maggiore complessità meccanica rispetto alle nuove reflex 35 mm con otturatore a tendina nate in quegli anni.
A ciò si aggiungeva la non banale questione della versatilità del parco ottiche che, per quanto più articolato rispetto a quello delle fotocamere a obiettivo scomponibile, presentava anch’esso vincoli progettuali e realizzativi, scontando il collo di bottiglia costituito dal ridotto diametro di apertura degli otturatori.

spaccato di una Kodak Retina Reflex III type 041 ad ottiche intercambiabili
In definitiva, comunque la si volesse vedere, le reflex 35 mm a otturatore centrale ad ottiche intercambiabili mettevano in evidenza sempre maggiori limiti rispetto alle nuove produzioni con otturatore a tendina, presentando il solo vantaggio della più estesa sincronizzazione flash.
Differente era quanto stava accadendo nel mondo del medio formato dove Hasselblad che adottava un otturatore di produzione Compur, del tutto simile a quello di reflex Voigtlander e Kodak, dettava un nuovo standard che verrà poi seguito da Mamiya e Bronica nella prima metà degli anni ’70.
Nel caso di Hasselblad e delle sue imitazioni nipponiche, la scelta fu di spostare l’otturatore centrale nelle ottiche, scelta impensabile, per ragioni di costo, sulle reflex 35 mm.
Fu così che Canon, completata nella seconda metà degli anni ’60 la gamma delle reflex per il sistema di innesto FL, decise nel 1969 di mettere in commercio, prevalentemente per il mercato europeo, una fotocamera piuttosto inusuale che traeva ispirazione, per il sistema di ottiche scomponibili, dalle Zeiss Ikon Contaflex e dalla prime Kodak Retina Reflex, adottando tuttavia un otturatore a tendina in luogo di quello centrale.
La Canon EX EE del 1969 e la successiva Canon EX Auto del 1972, rappresentano dunque una linea unica e sperimentale di fotocamere reflex, nate con l’obiettivo di offrire un sistema economico con esposizione automatica a priorità di tempi ed ottiche con l’elemento frontale intercambiabile, collocandosi come ponte prima del definitivo successo della serie di apparecchi con innesto FD.

copertine dei libretti di istruzione delle Canon EX EE e canon EX Auto – molta della letteratura su questi modelli si trova in lingia tedesca
All’automatismo a priorità di diaframma ci erano arrivate anche le Contaflex con il modello Super B del 1962.
Alla fine degli anni ’60 dunque, nella ricerca di una soluzione per contrastare la popolarità delle reflex tedesche con otturatore centrale e offrire un sistema a ottiche intercambiabili a basso costo, fu presentata la nuova fotocamera, prima reflex Canon a combinare l’esposizione TTL completamente automatica ad un sistema di lenti intercambiabili.
La Canon EX EE era inoltre dotata del sistema Quick Load che semplificava di molto il caricamento della pellicola, in linea con quanto già fatto negli anni precedenti sulle reflex, con innesto FL, Pellix e FT.
Un’altra interessante prerogativa della serie EX è quella di poter disattivare il sistema di automatismo, in questo caso viene disattivata anche la lettura esposimetrica, comandando i diaframmi direttamente dal corpo macchina attraverso la ghiera coassiale al manettino di riavvolgimento del film, con la possibilità di controllare l’apertura impostata attraverso l’ago e la scala presenti nel mirino.

estratto dal manuale di istruzioni in tedesco della Canon EX EE con le indicazioni per la’attivazione dell’esposimetro e l’impostazione dei diaframmi in manuale – notare che nel testo non si fa riferimento al fatto che l’impostazione manuale escluda del tutto la lettura esposimetrica
Questo modello, così pure la EX Auto, può quindi funzionare in manuale con l’ausilio però di un esposimetro esterno in quanto quello della fotocamera viene con questo comando disattivato.
Nel febbraio 1972 venne presentata la Canon EX Auto per correggere alcuni limiti del modello precedente introducendo poi, al pari del sistema di automatismo flash presente con la sigla Blitz sulle ultime Contaflex, un analogo, sebbene più sofisticato, meccanismo di gestione della luce lampo.
Pur esteticamente simili, la EX Auto si distingue quindi dal precedente modello. oltre che per le finiture nere delle ghiere, per due caratteristiche di un certo rilievo legate alle funzionalità dell’apparecchio.
La prima, che risolve il limite presente sulla EE, riguarda il riconoscimento automatico dell’apertura massima degli aggiuntivi ottici.

estratto dal manuale di istruzioni in tedesco della Canon EX EE – per semplicità ho indicato con la freccia rossa il riscontro della sensibilità della pellicola quando si utilizza il 50 mm 1,8 – in giallo quello relativo agli altri aggiuntivi con apertura massima a 3,5
Sulla EX EE, come mostrato nell’immagine sopra, quando si passa dall’ottica standard con diaframma massimo a f 1.8 alle ottiche f 3.5, il fotografo deve allineare manualmente la ghiera del selettore ASA. Dimenticarsi questo passaggio causa una sottoesposizione di due stop. La EX Auto imposta in automatico la massima apertura dell’aggiuntivo ottico montato.

estratto dal manuale di istruzioni in tedesco della Canon EX Auto con la descrizione della procedura di cambio degli obiettivi: 1 Svitare l’elemento frontale ruotandolo in senso antiorario. 2 Ruotare completamente l’anello di messa a fuoco in senso orario fino a quando il simbolo dell’infinito (∞) non si trova di fronte all’indicatore di messa a fuoco arancione. 3 Inserire l’elemento frontale desiderato e serrarlo ruotandolo in senso orario. Il cambio degli obiettivi deve essere effettuato il più rapidamente possibile e all’ombra per evitare la velatura della pellicola. Gli elementi dell’obiettivo rimossi devono essere immediatamente protetti da danni e sporco rimettendo i tappi anteriore e posteriore.
La seconda riguarda invece l’adozione del sistema flash Avanzato CAT, acronimo di Canon Auto Tuning, integrando allo stesso tempo i contatti elettrici sulla slitta.
Utilizzando il flash Canolite D e l’ottica 50mm f/1.8, la fotocamera legge la distanza di messa a fuoco impostata regolando automaticamente il diaframma per la corretta per l’esposizione con il flash.

estratto dal manuale di istruzioni in tedesco della Canon EX Auto: il sistema di automatismo funziaona solo con il 50 mm 1.8. Con uno degli obiettivi intercambiabili da 35 mm, 95 mm o 125 mm, il flash Canolite D non può essere utilizzato per la fotografia con flash automatico, ma può essere utilizzato come qualsiasi altro flash con controllo manuale del diaframma.
Un sistema analogo era stato presentato nel 1971 per la Canon F1 e la Canon FTb in accoppiata con il flash Speedlite 133D. In questo caso era necessario utilizzare degli anelli speciali da montare sulle ottiche FD per la trasmissione al corpo macchina del valore della distanza di messa a fuoco impostata.
Sul sistema CAT segnalo questo interessante articolo di Marco Cavina.
La produzione della serie EX cessò attorno al 1975, rendendo queste macchine un interessante esperimento affiancato, dal novembre del 1973, dalla Canon EF prima SRL di Canon ad ottiche intercambiabili con automatismo di esposizione.
La caratteristica tecnica distintiva della serie EX rimane tuttavia il suo sistema ottico composto da un gruppo posteriore fisso, solidale al corpo macchina, composto da 3 elementi in 2 gruppi, dall’elicoidale di messa a fuoco e dal meccanismo del diaframma a 6 lamelle.

istruzioni degli aggiuntivi ottici
Vi sono poi i componenti anteriori svitabili, differentemente dall’innesto a baionetta presente sulle Contaflex e sulle Kodak.
La scatola dello specchio rimane di conseguenza sempre sigillata, impedendo l’ingresso di polvere.
Questo fatto fa sì che ancora oggi queste fotocamera dispongano di norma di un mirino reflex luminoso e pulito.
Il parco ottiche comprende quattro focali:
EX 50mm f/1.8 – obiettivo standard
EX 35mm f/3.5 – grandangolo
EX 95mm f/3.5 – medio tele
EX 125mm f/3.5 – Tele
Il 125 mm fu presentato nel 1972 in prossimità del lancio della EX Auto.

estratto dai libretti di istruzioni in tedesco della Canon EX Auto (sopra) e EX EE (sotto) con la descrizione degli aggiuntivi ottici disponibili
Alcune note pratiche sull’utilizzo di queste fotocamere
La limitata diffusione, la serie EX non fu un successo commerciale, fa sì che questi modelli non siano oggi facilmente reperibili nel mercato dell’usato.
Il fatto che la destinazione fosse prevalentemente per il mercato amatoriale ha contribuito a far arrivare ai nostri giorni in condizioni ancora eccellenti molti degli esemplari sopravvissuti. Questo anche in ragione dell’ottima qualità dei materiali, caratteristica comune all’intera generazione dell’epoca degli apparecchi Canon.
Come spesso accade, le buone condizioni, in questo caso determinate quasi sempre dallo scarso utilizzo, sono accompagnate da alcuni acciacchi tipici delle reflex Canon di quel periodo, in primis la non uniformità di esposizione del fotogramma per i tempi superiori a 1/125.

Canon EX EE con 50 mm EX 1,8 – Cinestill Double X 250 sviluppata con Ilfotec LC29 – quella che può apparire come la sottospesizione del cielo nella parte superiore del fotogramma dovuta al’impiego del filtro arancione, è in realtà causata dal difetto di apertura delle tendine che nei tempi veloci non è unifoorme su tutto il fotogramma – immagine scattata a 1/500 di secondo
Il difetto, risolvibile da un buon riparatore, non è facilmente individuabile da un controllo visivo, per quanto accurato, della fotocamera. Occorre infatti utilizzare uno strumento da laboratorio che misuri la velocità puntuale delle tendine, non quella media ricavabile da alcuni sistemi più economici presenti in commercio per un utilizzo casalingo.
Se quindi volete utilizzare una fotocamera della serie EX conviene prima fare un rullo di prova testando bene la gamma dei tempi veloci che su questi apparecchi arrivano fino ad 1/500.
Con l’occasione verificherete anche se il sistema di automatismo della fotocamera rispetta il passaggio di un stop del diaframma passando da un tempo ad un altro.
Veniamo ora al mirino.
In pura tradizione Contaflex, per attribuire al mirino una buona luminosità, anche sulle Canon della serie EX si è fatto ricorso ad una lente di Fresnel che tuttavia ha l’inconveniente di mostrare sempre tutto a fuoco a prescindere dalla distanza impostata.
Sulle Canon EX vi è una generosa porzione tonda nel centro del mirino dotata di microprismi, scelta obbligata rispetto allo stigmometro che si sarebbe in parte annerito con gli aggiuntivi ottici meno luminosi.

mirino identico nei due modelli Canon EX – notare il cerchio di micropriemi centrale, nella realtà di dimesioni più ampie, e la scala dei diaframmi con il galvanometro
Nel complesso però, la messa a fuoco risulta sempre abbastanza difficoltosa ed occorre prestare attenzione alla sezione con i microprismi per evitare di ottenere immagini fuori fuoco benché nitide nel mirino al momento dello scatto.
Molto interessante invece la possibilità di impostare manualmente i diaframmi dalla ghiera presente sul corpo macchina sia in caso di necessità di correggere il sistema di esposizione automatico sia in caso di esposimetro non funzionante.
Quest’ultimo è alimentato con una batteria da 1,35 V questione oggi ovviabile dalla presenza in commercio di pile ricaricabili tipo PX625 con la limitazione al giusto voltaggio.
Vista la precisione dell’esposimetro delle EX sconsiglio di impiegare le normali PX625 da 1,5 V.
Occorre poi prestare attenzione al fatto che ad esposimetro spento la macchina scatta a tutta apertura: occorre quindi ricordarsi sempre di portare la ghiera in posizione EE o nella posizione del diaframma manuale desiderato prima di scattare.

estratto dal manuale in tedesco della Canon EX Auto con le istruzioni di settaggio della ghiera di ccensione dell’espoizmetro e di comando manuale del diaframma; le funzioni sono identiche a quelle della EX EE che ha la ghiera in finitura argento anziché nera
Sulla qualità delle ottiche non vi è dubbio che lo standard 50 mm 1,8 non tradisca l’ottima fama dei sui fratelli sia nella versione FL sia in quella FD di inizio anni ‘70. La serie EX attraversa infatti il momento di passaggio di Canon tra le due serie di innesti delle ottiche per le fotocamere reflex.
Interessanti anche i due aggiuntivi di media e lunga focale.
In particolare, il 125 mm che nonostante le generose dimensioni della lente anteriore ed il peso, resta tutto sommato ben bilanciato con il corpo macchina ed ha una resa buona soprattutto in termini di profondità di campo, fattore questo non comune in ottiche di questa lunghezza focale.

in questo scatto con l’aggiuntivo ottico 125 mm, effettuato a f8 con messa a fuoco regolata all’infinito, viene mantenuta una buona nitidezza anche alla parte in primo piano
Anche il più raro 95 mm non tradisce le aspettative.
Ho trovato invece più scarso, soprattutto in termini di definizione, il 35 mm.
Nel complesso non aspettatevi la qualità del sistema ottico di aggiuntivi Carl Zeiss per Contaflex o quello Schneider/Rodenstock per Kodak Retina.
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L’economicità di acquisto di macchina e ottiche voluta all’epoca da Canon per questa serie di fotocamere, non si traduce oggi in altrettanta convenienza di acquisto, soprattutto per aggiuntivi ottici come il 95 mm che non è il più difficile da trovare.

ricevuta di acquisto, datata 28 maggio 1975, dei due aggiuntivi utilizzati nella prova; i prezzi sono in Marchi tedeschi – giusto per comparazione: il costo di 189 DM dell’aggiuntivo 95 mm corrisponde al cambio dell’epoca a circa 55.000 lire; il costo del Canon FD 100 mm 2,8 era in quel periodo di 120.000 lire, allo stesso modo il prezzo del 35 mm 3,5 era 149 DM che corrispondono a circa 45.000 dell’epoca ; il costo del Canon FD 35 mm 3,5 era di 80.000 lire (fonte dei prezzi in lire Almanacco Fotografare); il che conferma l’economicità degli aggiuntivi rispetto alle ottiche tradizionali con un rappoarto di circa la metà
Può quindi accadere che un corredo EX arrivi attualmente a costare più di un analogo corredo FT o FTb e la differenza tra i due sistemi è abissale sia in termini di maggiore versatilità dei tradizionali corpi reflex sia in termini di maggiore qualità ottica delle lente FL o FD rispetto agli aggiuntivi, nonchè della maggiore gamma di focali disponibile per il sistema reflex tradizionale.
Ad esempio, giusto per citare un’ottica FL che conosco bene, il divario nella resa tra il 35 mm 2,5 FL e l’EX 35 mm 3,5 è dal mio punto di vista assolutamente evidente.

Milano, interno Stazione dismessa di Porta Genova – Canon EX Auto con 35 mm 3,5, scatto a 1/30 di secondo, Cinestill Double X 250 sviluppata con Ilfotec LC29 – la resa in termini di definizione non è all’altezza delle altre focali analoghe di Canon FL ed FD
La sola prerogativa dell’automatismo non è poi sufficiente a far risultare più conveniente l’uso della serie EX rispetto alle reflex Canon contemporanee dotate della sola impostazione manuale dell’esposizione.
Se proprio l’impostazione automatica è tra i desiderata, con un minimo investimento aggiuntivo, potrete procurarvi la Canon EF che rimane, a mio parere, una delle reflex più interessanti prodotte da Canon in quel periodo.
Max Terzi
di seguito alcune immagini scattate durante le prove sul campo dei due apparecchi; pellicole utilizzate Cinestill Double X 250 sviluppate in rotazione continua con Ilfotec LC29

Milano, Piazza XXXIV Maggio – Canon EX Auto con EX 35 mm 3,5 – forse a contribuire alla perdita di nitidezza, soprattutto del grandangolare, vi è a mio avviso la grana esagerata della Cinestill Double X rispetto ad altre versioni della stessa pellicola che mi è capitato di usare in passato; ero molto curioso essendo un fan della 800T ma penso di non ripete l’uso della XX 250

Milano, Stazione dismessa di Porta Genova arcate del ponte pedonale ormai chusio da anni – Canon EX Auto con 125 mm 3,5, scatto a 1/250 di secondo – a differenza della EX EE sulla Auto i tempi veloci funzionano perfettamente

Milano, Darsena – Canon EX Auto con 125 mm 3,5, scatto a 1/125 di secondo; alla fonda una tipica gondola… milanese

Milano, Darsena – Canon EX Auto con 95 mm 3,5, scatto a 1/125 di secondo – il 95 mm per taglio dell’inquadratura e qualità è un ottica interessante sebbene molto lontana in termini di resa dal 100 mm 2.8 FD

Roseto degli Abruzzi – zona industriale, Canon EX EE con EX 50 mm 1,8 con filtro arancione – Cinestill Double X 250 sviluppata con Ilfotec LC29 – in totale automatismo e con la giusta alimentazione a 1,35 V l’espoimetro della fotocamera è sempre molto preciso

Roseto degli Abruzzi – pista ciclabile adriatica, ponte sul fiumo Vomano, Canon EX EE con EX 50 mm 1,8 con filtro arancione – Cinestill Double X 250 sviluppata con Ilfotec LC29

Roseto degli Abruzzi – lungomare sud, Canon EX EE con EX 50 mm 1,8 con filtro arancione – Cinestill Double X 250 sviluppata con Ilfotec LC29; anche in questo caso buona risposta dell’espoimetro al controluce
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