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Falsi fotografici

Oggi parliamo di “Falsi” nell’ambito degli oggetti usati per fare fotografia.

Parliamo quindi di false macchine fotografiche o di falsi obiettivi fotografici, comunque parliamo di frodi legate alla falsificazione di questi oggetti. In senso più ampio il falso nella fotografia può anche essere riferito alla falsificazione o riproduzione non autorizzata di fotografie d’autore, questo è un argomento anche molto vasto ma su cui non mi soffermo in questo momento.

Dato che le fotocamere e gli obiettivi sono oggetti di una certa complessità realizzativa, per creare un falso non si parte certo da prodotti di base, come ad esempio quando si stampano false banconote, ma si parte sempre da oggetti già esistenti ma ovviamente meno pregiati di quelli che si vogliono creare. Se il prodotto ottenuto è un falso, l’operazione per la sua creazione è detta contraffazione.

La definizione di contraffazione è l’imitazione di un prodotto, mediante la replica non autorizzata del prodotto originale. La contraffazione è svolta al fine di ottenere vantaggi economici commercializzando il prodotto a prezzo ridotto, con materiali inferiori, rispetto all’originale. Questo vale per molti prodotti ad esempio alimentali, abbigliamento, orologi, elettronica e quindi anche per gli oggetti fotografici.

Se si parte da qualche cosa di basso valore per andare verso un maggior valore, tanto più uno è basso e l’altro è alto e tanto maggiore è il guadagno per il falsario. Si tende quindi a falsificare oggetti di alto e altissimo valore in modo da massimizzare il tempo ed il lavoro impiegato nelle operazioni di contraffazione. Gli oggetti più contraffatti sono quelli più famosi e più costosi. Essere contraffatti è anche un segno di importanza, quasi un onore per certi versi. Un artista i cui lavori vengono copiati è certamente un artista di valore, nessuno copia artisti sconosciuti. Sono ben noti i falsi Louis Vuitton, i falsi Cartier ed i falsi Rolex, giusto per fare un esempio. Molto spesso chi li acquista sa bene che sono falsi e vengono acquistati solo per darsi un tono, fare credere agli altri di poter permettersi un oggetto costoso anche se in realtà questa persona non può permettersi quelli veri. In questo caso se il prezzo del falso è molto più basso di quello vero, il reato non è rispetto all’acquirente che non viene truffato ma è unicamente rispetto alla ditta produttrice i cui oggetti sono stati duplicati senza la sua autorizzazione e molto spesso con una qualità intrinseca molto più ridotta.

Nell’ambito fotografico questo tipo di falso è più raro. Si sfrutta la sostanziale ignoranza del cliente che degli oggetti veri conosce solo il nome, spesso solo per sentito dire.

 

Nomi falsi

Un divertente falso di questo tipo è la Canomatic. Che richiama in modo esplicito il nome Canon anche se di Canon c’è solo un nome. Si tratta di prodotti, in generale Cinesi , con forme e scritte appositamente studiate per abbindolare i clienti.

 

Canomatic

 

Altro esempio è la Nikon YN-9000 F104, un nome lunghissimo fatto più che altro per distrarre il cliente. Qui il nome Nikon è esibito senza alcun pudore, imitandone pure la grafica.

 

Nikon YN-9000 F104

 

Vendute per poco denaro e valendone ancora meno, sono comunque un falso perché la loro promozione è legata a nomi famosi dell’industria fotografica. E’ in realtà un inganno esclusivamente rivolto a persone completamente digiune di ogni conoscenza tecnica. Il danno subito dalle “vere” ditte Canon e Nikon è probabilmente così esiguo che non perdono tempo ad occuparsi di questi falsi. Anzi, come già detto, essere imitati significa essere riconosciuti come ditte di primaria importanza, in fondo è quasi un onore.

Un altro esempio di falso di questo tipo è la Minolta Instapix. In questo caso l’oggetto è una vera fotocamera che produce stampa cartacee immediate basata su una tecnologia digitale. Il falso non è la fotocamera in se che è un prodotto funzionante e che fa quello che dice. Ma come per la Canomatic o la Nikon YN-9000 il falso è relativo all’uso di un nome, quello di Minolta. Invece di inventarsi un nome nuovo, qui si fa esplicito riferimento ad una ditta che non esiste più da 13 anni come produttore indipendente di fotocamere ed il cui brand è stato evidentemente venduto ad una ditta completamente differente. Anche in questo caso si sfrutta la memoria (confusa) di molti che, non conoscendo le vicende di Minolta, pensano erroneamente che questo prodotto arrivi dalla stessa fonte, la stessa tradizione industriale, la stessa qualità di prodotto collegata al nome originale. Se la cessione ed il riutilizzo di un brand non è certo un reato, è comunque un comportamento moralmente dubbio che sfrutta a fini commerciali le debolezze cognitive delle persone.

 

Minolta Instapix

 

Parlo di Minolta e non di altre ditte (possiamo ricordare il riuso di molti vecchi brand come ad esempio Voigtländer) per il motivo che personalmente colleziono da oltre 40 anni questo marchio.

Se i “Nomi Falsi” erano un assaggio iniziale, vediamo ora qualche cosa di più rilevante per l’argomento.

 

Veri falsi

Sono costruiti per lucrare. Basati su corpi macchina simili o normali, si costruiscono falsi di modelli rari od anche solo più costosi. Ben noti sono tutti i falsi creati a partire da Zorky e Fed dell’epoca sovietica per creare copie più o meno identiche delle Leica a vite da cui i modelli sovietici già per la loro natura avevano preso le loro fattezze. Lo scopo della contraffazione è quello incrementare in modo truffaldino il valore e costituiscono un reato vero e proprio.

Su questo argomento molto si è scritto e c’è ampia documentazione che ovviamente non ripeto qui. Le indicazioni di base per contrastare questa pratica e per le verifiche in caso di dubbio sono:

  • Comparare la fotocamera dubbia con una sicuramente autentica. Un paragone del genere permette di vedere tutti i particolari e la finitura della lavorazione dei materiali. In particolare la verniciatura originale, la nichelatura, la cromatura. Ma anche il suono dell’otturatore e la durezza o la morbidezza dei comandi e delle leve. La meccanica più scattante o più incerta.
  • Verificare le scritte, le incisioni militari o di altro tipo come la Reichsadler (l’aquila nazista) che deve avere ali e testa conformi a quanto noto. Poi ovviamente i numeri di serie devono corrispondere a quelli noti in base ai modelli ed ai periodi, su questo per Leica c’è molta documentazione e libri dedicati che semplificano molto il lavoro.
  • Caratteristiche differenti del modello sono a volte non facili di individuare ma per Leica è ben noto che la meccanica del telemetro basata su un rullo rotante rispetto al triangolo dei modelli sovietici, spesso agevola l’identificazione del falso.
  • Ultimo, ma dovrebbe essere il primo, è affidarsi ad un esperto. Qui il ruolo di un negoziante serio ed affidabile gioca il ruolo principale. L’acquisto via Internet di oggetti costosi e facilmente falsificabili è consigliabile unicamente se il venditore è un noto professionista. L’affare fatto con un privato sconosciuto è in generale solo un affare per il venditore.

Le immagini di Leica contraffatte sono ampiamente disponibili sul web e quindi evito di ripetere qui quanto per certi versi già ben noto.

Voglio invece parlare di falsi meno noti che un collezionista (non Leica) potrebbe trovare sulla sua strada e che dal web non avrebbe molto aiuto per comprendere se l’oggetto sia originale od una contraffazione.

Tanto il brand originale è noto e costoso e tanto è falsificato, ma anche tante sono le informazioni disponibili. Per brand meno noti i falsi sono minori ma le informazioni sono ancora più ridotte. Alcuni pensano che unicamente i brand più costosi siano contraffatti e che quello che si può trovare, quant’anche strano, sia necessariamente originale. Grave errore. Sempre nel caso di Minolta alcuni anni fa mi sono imbattuto in un falsario abbastanza astuto. A differenza di Leica da cui è piuttosto facile partire utilizzando le copie sovietiche, per Minolta ci sono dei cloni Cinesi prodotti successivamente, ma in generale i falsi sono basati su fotocamere genuine a cui si aggiunge valore semplicemente amplificando la loro rarità.

La Minolta X-700 DL.

Minolta X-700 DL

 

Il falsario non perdeva certo molto tempo a fare il suo lavoro di contraffazione. Si limitava a colorare alcuni dettagli ed incollare sulle fotocamere (a volte anche in modo approssimativo) pezzi di plastica, strisce di finta pelle e altri oggetti trovati in giro. Qui presento un esempio ma ne ha prodotte un certo numero, ognuna con caratteristiche diverse.

Nel caso della Minolta X-700 DL c’è unicamente una fotocamera originale (venduta pure con il suo motore) ma a cui è stato colorato in rosso la placca MPS (ossia Minolta Program System, una placca assolutamente originale ma che in origine ha lettere cromate su sfondo nero) e poi ha incollato un enorme bollo di plastica marroncina con un grande “DL” in rilievo.

 

Minolta X-700 DL

 

Per dare un po’ di tono e mistero alla sua opera ha aggiunto una descrizione che per un collezionista (un po’ stolto) può sembrare fantastica e suggerisce di aver trovato il Santo Graal:

  • Il venditore afferma di aver acquistato questo pezzo 10 anni fa, questo annulla il dubbio dell’acquirente sul fatto di non trovare riscontri sul web su questo modello.
  • L’acquisto arriva da una collezione privata di un grande collezionista tedesco (il venditore è in USA). Questo rende esotico per l’acquirente USA questo pezzo. Il fantomatico collezionista tedesco ovviamente era in contatto con la casa madre o la sede europea e quindi ha avuto accesso a questo pezzo unico non documentato.
  • Il modello DL ha una elettronica più accurata del modello normale ed un sistema di sollevamento specchio più ammortizzato. Ecco la differenza che giustifica la strana scritta. Peccato che si tratta in entrambi i casi di prestazioni interne impossibili da verificare in modo diretto da parte del potenziale acquirente.

Questo modello è poi stato venduto dal falsario ed in seguito è stato ripresentato in vendita da parte dell’acquirente, citando le medesime caratteristiche. Inseguito ne ho perso le tracce, ma comunque ha fatto un suo giro sul mercato.

Le cose da imparare per noi sono quindi:

  • dubitare sempre dei pezzi unici mai documentati
  • quelli oggettivamente brutti e realizzati appiccicando parti improbabili o con colori strani, sono falsi al 99,9%
  • ogni oggetto unico non documentato le cui uniche differenze sono miglioramenti interni non verificabili sono dei falsi al 99,9%
  • se il venditore ha in vendita più oggetti, vedere se è un venditore professionale esperto, con altri pezzi rari (ma questa volta “veri”). Oppure, se è un veditore di oggetti simili, ed ha altri pezzi strani provenienti da fantomatici collezionisti di oltre oceano, in questo caso siamo certamente davanti ad un falsario seriale
  • sentire un esperto

Le serie “Limited” sono abbondanti anche nella produzione Giapponese ed è possibile che si facciano dei falsi creando copie dei “Limited” partendo da modelli normali. In questo caso non si parla di modelli unici strani inventati ma di veri lavori di clonazione. Occorre quindi conoscere le varie serie “Limited” originali e di saper distinguere tutte le differenze dalle serie normali. In questo caso, se si hanno dubbi, appoggiarsi ad un venditore professionale ed affidabile è la migliore sicurezza.

 

Falsi d’autore

Costruiti per divertimento. Scritte fantasiose, colori sgargianti e improbabili. Dichiaratamente falsi, ma divertenti. Può anche fare piacere possedere un falso d’autore. Ovviamente venditore e compratore sanno cosa stanno trattando, il prezzo deve essere coerente, non c’è reato e non c’è frode.

Forse il più famoso esponente di questa categoria è lo Carl Zeiss Super-Q-Gigantar 40mm f/0.33, fatto fabbricare da Wolf Wehran, addetto alle pubbliche relazioni della Zeiss Ikon per contrapporsi in modo scherzoso al Canon f/0,95 apparso poco prima per le telemetro Canon. Questo è un vero falso d’autore, prodotto partendo da un enorme condensatore asferico da uno dei maggiori autori del tempo, la Zeiss Ikon appunto. Un oggetto unico, venduto da WestLicht nel maggio 2011 per la ragguardevole cifra di 60.000 Euro ad un felice acquirente ben conscio di acquistare un falso.

 

Carl Zeiss Super-Q-Gigantar 40mm f 0.33

 

A parte i casi unici, ci sono tantissimi esempi sul web di false Leica militari. False con colori e scritte sgargianti provenienti da artigiani ucraini, bielorussi o polacchi. Il Sig. Vadim Aniskov è un professionista di quest’arte, facilmente verificabile in rete.

 

Falsa Leica militare

 

Sono oggetti simpatici, possono dare colore ad una vetrina. Dipende da quanto noi siamo disposti a scherzare sulla nostra collezione.

In questo ambito propongo l’immagine di una Minolta 35 mod II nera con brillanti scritte bianche e rosse. Perfettamente revisionata. Con un otturatore scattante e preciso, mirino pulito e telemetro registrato. Un modello perfettamente funzionante di una serie che non è mai stata prodotta in nero, rientra perfettamente in questo ambito.

 

Minolta 35 Mod. II black

 

Un MC Rokkor-PG 58 mm f/1.2 cromato, con improbabili colori nelle scritte. Sovente questo esemplare ricompare (sempre lo stesso) e solleva domande sul social.

 

MC Rokkor-PG 58 mm f 1.2 cromato

 

La falsa Minolta Sky. La Minolta Sky è un oggetto del desiderio di tutti i collezionisti Minolta. Una copia della Leica M3, presentata come prototipo nel 1957, non è mai stata prodotta in serie e ne risultano ancora solo due esemplari al mondo, di cui uno nel museo Minolta.

Un artigiano Giapponese ( Shono-San) ne ha fatto una copia simile (non identica) assemblando insieme vari modelli Minolta e no. Qui paragonata all’originale nell’ultima occasione in cui la vera Minolta Sky è stata mostrata al pubblico a Tokyo nel 2005, in primo piano il falso, nella vetrina una serie di oggetti del desiderio Minolta, la vera Sky al centro.

 

Minolta Sky

 

 

Oro puro

L’uso dell’oro è simbolo di oggetti rari e preziosi. In generale si parla di placcature leggere in oro o anche solo di vernici con questo colore. Solo in rari casi come la Leica M6 per il Sultano del Brunei si tratta di oro massiccio a 24 carati. Per gli oggetti più modesti si tratta solo di un’ottonatura lucidata che simula l’oro. Ci sono anche modelli in Platino ma questo è meno interessante per i falsari perché l’oro è oggettivamente più visibile e si distingue immediatamente dalle altre superfici che siano Platino, Titanio o normale cromatura.

Considerando i falsi, questi si pongono su un livello intermedio tra le categorie viste prima. Sono falsi ovviamente, ma a volte il messaggio è subdolo e sfrutta la sostanziale ignoranza dell’acquirente sulle vere serie limitate e sfrutta lo scintillio dell’oro per tranne in inganno.

Nell’ambito di Minolta sono stati visti molti falsi in oro. Questo brand ha prodotto in originale pochi oggetti in oro, tra i principali la più nota è la Minolta CLE Gold, ma ci sono altri oggetti come alcune micro camere 16 mm.

La contraffazione di oggetti di produzione corrente per fabbricare oggetti in oro prevede di smontare l’oggetto di partenza, placcare in appositi bagni elettrochimici il metallo delle parti principali, poi di rimontare il tutto rifacendo la colorazione delle scritte e magari aggiungendo una copertura in lucertola al posto della più banale similpelle nera.

Oggetti prodotti in tempi più recenti hanno parti in resine sintetiche (plastica più o meno rinforzata) e questo fatto impedisce di effettuare una placcatura elettrochimica, lasciando al falsario solo la possibilità di fare delle verniciature che però in generale sono meno efficaci e più facili di scoprire.

L’ampia disponibilità di materiale Minolta degli anni ’60 e ’70 rende facile la vita al falsario essendo in gran parte oggetti in metallo, la placcatura è la cosa più comune.

 

Minolta SR-T 101 gold

 

 

Individuare un falso è però abbastanza semplice:

  • Una produzione originale avrebbe in oro il 100% di quello che è normalmente cromato in un modello di serie. Un falso ha spesso alcune parti ancora cromate. Questo per difficoltà di adesione della placcatura su alcuni tipi di metallo lavorato. Fare tutto in oro sarebbe forse troppo oneroso per il falsario che non prevede la realizzazione di pezzi specifici ma si limita a placcare i pezzi esistenti. Anche le teste delle viti devono essere in oro, anche i gancetti per la cinghia e tutte le ghiere ed i comandi. Per la casa madre non è certo un problema, ma per il falsario questo pone dei limiti di costo e di tempo e questo è veramente una veloce guida d’indagine.
  • La superficie dorata deve essere perfetta, senza tracce, macchie o striature. In base alla capacità tecnica del falsario, questo non è sempre vero.
  • Minolta spesso ha cambiato il colore delle scritte sui suoi veri pezzi in oro usando colori con intonazioni calde più adatte all’oro. La mancanza di questi colori nelle incisioni ovviamente è un campanello d’allarme per una possibile contraffazione.

Conoscere le vere serie limitate di un brand è il modo migliore di evitare le truffe. Poi il prezzo è la chiave per capire se c’è frode o siamo di fronte ad un “falso d’autore”. Anche in questo caso affidarsi a esperti e venditori professionali è la vera soluzione.

 

Modifiche “after market”

Soprattutto per il materiale Giapponese pre-guerra o dell’immediato dopo guerra. Si trovano pezzi strani con parti incoerenti, in generale frutto di adattamenti estemporanei a causa principalmente di guasti delle parti originali e di riparazioni fatte alla meno peggio o per usare la fotocamera in modi differenti da quelli originali. Al 90% si tratta di cose da non comprare, senza alcun valore storico. Ma ci sono casi interessanti in cui l’apparente modifica “after market” in realtà è frutto di modifiche o varianti fatte effettivamente dal produttore. Sono la tipologia che richiede più competenza in assoluto.

 

Meyer-Görlitz Trioplan

 

Alcuni esempi: Minolta Auto Semi con al posto dell’usuale Promar Anastigmat Nippon (o solo Promar Nippon) un Meyer-Görlitz Trioplan 7,5 cm f/3.5 fa parte di questa categoria di adattamenti “after market”. Le date sono abbastanza compatibili tra corpo macchina ed ottica, ma il Trioplan non è mai stato usato in origine da Minolta. L’uso dell’otturatore Compur ancorché anche lui tedesco su apparecchio Giapponese, invece è corretto.

 

KUJAKU

 

L’uso su una Minolta Vest di un otturatore con il nome KUJAKU (e relativa ottica) in sostituzione all’usuale Marble è una cosa strana. L’otturatore KUJAKU veniva utilizzato su una particolare versione di una folding di nome Oriental abbastanza sconosciuta. Anche in questo caso il periodo di produzione più o meno coincide. L’uso di un otturatore su cuscinetti a sfera doveva essere una prestazione notevole per l’epoca, peccato che anche in questo caso è una modifica “after market” con evidenti segni di manomissione.

In generale in questi casi si deve:

  • Verificare se ci sono tracce evidenti di forzature nella struttura dell’apparecchio come piegature delle leve di comando del diaframma o ghiere posteriori evidentemente forzate e segnate da uno smontaggio non molto professionale.
  • Nel caso di possibile sostituzione dell’ottica e mantenimento della piastra otturatore con la placchetta della serie dei valori di diaframmi, verificare se il valore massimo di diaframma è coerente con l’apertura massima dichiarata sulla montatura della nuova ottica.
  • Cercare sul web tracce degli oggetti dubbi e vedere se esistono altri esempi di oggetti identici a quelli sotto esame. In generale il mercato giapponese prima della guerra è molto artigianale e ci possono essere delle combinazioni ottiche tra materiale prodotto in Giappone e materiale (ottiche ed otturatori) importato dalla Germania. Le combinazioni originali sono molte ma sono ormai abbastanza note, quelle mai viste vanno indagate con cura.
  • Contattare esperti della materia.

Nel dubbio, un pezzo in più nella collezione non potrà fare troppi danni, visti comunque i costi abbastanza sostenibili dei prodotti di questo tipo. Magari in futuro si scoprirà di possedere una serie rara di oggetti effettivamente assemblati così fin dall’origine dal costruttore.

 

Mescolare le carte

Tutti gli oggetti fotografici a suo tempo sono stati ovviamente venduti con gli imballi. Non solo l’imballo in cartone ma tutto quanto presente all’interno come contorno all’oggetto vero e proprio: il sacchetto di plastica o di tela o di carta di riso, l’astuccio in pelle, la cinghietta, il libretto di istruzioni, i fogli di garanzia con il numero di serie, alcuni andavano spediti, altri andavano tenuti, bollini, pendenti o medagliette, piccole brochure e pure il sacchetto di deumidificante Silica-Gel a volte ha il nome della ditta stampato sulla tela. Per gli oggetti più moderni si aggiunge la confezione di pile o batterie (spesso corrose), tutto questo costituisce l’oggetto del desiderio dei collezionisti. Trovare tutto integro e tutto originale è quello che viene chiamato in gergo un oggetto NOS (New Old Stock ossia pezzo nuovo imballato mai venduto e trovato in un magazzino). A volte si trova l’analoga definizione di “MINT” (MIB: Mint in Box o MIP: Mint in Package) o un più generico “AS NEW”. Magari non sarà NOS in senso stretto perché effettivamente l’oggetto è stato venduto, ma se usato con parsimonia e da una persona precisa e pignola che conserva tutto in ordine nella sua scatola originale, il risultato può essere molto simile al NOS e si configura genericamente come “BOXED”. Ovviamente solo una piccola parte di quanto è stato prodotto nel tempo è in queste condizioni. In generale i sacchetti e le parti interne dell’imballo si buttano immediatamente, forse la scatola sopravvive per qualche tempo, se non troppo ingombrante. Viene conservato libretto e garanzia per ovvi motivi e poi si inizia a far lavorare la fotocamera o l’obiettivo. Se poi ci sono piccoli tappi, piccoli pezzi staccabili, spesso finiscono nel cassetto o in fondo ad una borsa e nel momento in cui l’oggetto ritorna sul mercato per la sua seconda vendita, questi ulteriori pezzi non ci saranno più.

La proporzione tra gli oggetti normali e quelli BOXED o NOS costituisce la differenza di valore tra le varie categorie. A questo ovviamente si somma il fatto che gli oggetti ben conservati hanno anche un aspetto estetico decisamente migliore di quelli che molto hanno lavorato e sono stati in ruvida compagnia di altro materiale all’interno delle nostre borse fotografiche, subendo sia l’uso e sia il trasporto sulla loro superficie esterna e sui loro meccanismi interni.

Se tutto questo è normale, la contraffazione si esplica nel mescolare le carte o i cartoni. E’ contraffazione unire ad un pezzo in ottime condizioni (altrimenti il gioco si scopre subito) un imballaggio coevo parimenti perfetto o abbastanza coerente. Fornire ad un oggetto un imballo identico all’originale ne incrementa immediatamente il valore. Qui la frode è evidente ed è chiaro l’intento di lucrare sul prezzo: mettere pezzi originali in scatole originali ma non corrispondenti al pezzo medesimo, celando o cancellando i seriali riportati sulla confezione o semplicemente non menzionando che la scatola non è quella in cui si trovava il pezzo al momento dell’uscita dalla fabbrica. Anche in questo caso non si tratta di falso in senso stretto ma di una pratica commerciale assolutamente pessima.

Un altro tipo di falso ascrivibile in questa categoria è quello dell’assemblaggio non corretto.

In questo caso non si tratta di un falso in senso stretto o di modificare imballi e seriali, si tratta di mettere insieme pezzi non coerenti. Questo è possibile quando si tratta di sistemi complessi come i sistemi reflex dei vari fabbricanti. Certi sistemi sono molto estesi sia nelle quantità e sia nel tempo, spesso il fabbricante consente la compatibilità indietro nel tempo dei vari componenti per salvaguardare l’investimento dei clienti. E’ quindi possibile montare mirini nuovi su corpi vecchi, oppure motori di epoche diverse o mescolare altri pezzi importanti come le ottiche. Lo stesso vale per altri tipi di accessori che si possono usare tra loro pur essendo stati fabbricati in tempi diversi. O anche solo pezzi cromati e pezzi in nero che sono ovviamente compatibili anche se poi creano un risultato “Panda” che spesso è sgradevole.

Se certi accoppiamenti come il cromato con il nero sono evidenti a tutti, altri accoppiamenti possono essere meno evidenti ed in certi casi possono limitare l’operatività se i due pezzi sono montabili ma non sono in realtà completamente compatibili.

La malizia si ha quando questo assemblaggio non corretto è celato al compratore o peggio è invece esibito come regolare. La correttezza e la competenza del venditore è sempre il fattore determinante in questi casi. Ma anche l’occhio e la cultura dell’acquirente non deve mancare.

 

I pezzi mai visti

Qui il ragionamento si ribalta completamente: all’inizio si pensa che siano falsi perché non documentati e nessuno li riconosce da liste e cataloghi, ma in realtà si tratta di pezzi originali. Questa è certamente un’esperienza unica per un collezionista, come la scoperta di una nuova specie per un naturalista. Come è ovvio questo succede di più per le marche meno documentate e studiate.

 

Minolta 35 #1516

 

Le Minolta 35 sono caratterizzate da scritte differenti nel tempo ma è sempre e comunque presente il riferimento al costruttore: Chiyoda Kogaku Seiko od abbreviato come C.K.S. (il vecchio nome di Minolta).

Il fatto che si sia trovato un modello senza il nome del costruttore e con una scritta Minolta–35 decisamente più grande sia come caratteri e sia come ingombro sulla calotta è stato particolarmente critico, la possibilità di una contraffazione era reale.

La verifica che nella comunità dei collezionisti è noto un secondo modello identico ha consentito di determinare in base ai seriali, le caratteristiche strutturali e le altre scritte presenti sul corpo macchina dell’esistenza di una serie molto esigua (al massimo 50 esemplari, forse meno) di questo pezzo mai visto.

 

Composizione di calotte Minolta 35

 

In quarant’anni di collezionismo Minolta mi sono capitate tutte le tipologie menzionate. Con la cultura e l’esperienza in generale tutto si chiarisce in pochi secondi di osservazione attenta del pezzo … per certe tipologia in certi casi magari serve più tempo.

 

Andrea Aprà

 

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Ingegnere Torinese, Andrea Aprà è uno dei maggiori collezionisti Minolta al mondo ed uno dei più esperti conoscitori al mondo della produzione fotografica “Manual Focus” di questa casa Giapponese.

Inizia a fotografare nel 1967 con la Zeiss del papà, nel 1971 con Minolta ed inizia a collezionare Minolta nel 1977. Si diploma in Arti Fotografiche nel 1980 e poi in Arti Grafiche nel 1981 presso l’Istituto Bodoni di Torino. Per le sue esigenze di collezionista inizia a raccogliere dati ed elementi utili ad identificare i vari modelli di fotocamere, obiettivi ed accessori, questo lo porta ad accumulare un’imponente mole di dati ed una profonda conoscenza sull’argomento. E’ autore di alcuni articoli sulla rivista Classic Camera (ora Classic Camera Black & White), cofondatore e moderatore del forum “Minolta MF Collectors Society”, attivo collaboratore per le voci relative a Minolta anteguerra per il sito Camerapedia (ora camera-wiki.org) e autorevole riferimento per tutta la comunità internazionale dei collezionisti Minolta.

Ha al suo attivo una collezione di oltre 5000 pezzi manual focus Minolta.

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NOC SENSEI è un modo nuovo di vedere, vivere e condividere la passione per la fotografia. Risveglia i sensi, allarga la mente e gli orizzonti. Non segue i numeri, ma ricerca sensazioni e colori. NOC SENSEI è un progetto di New Old Camera srl

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